L’incredibile storia dell’Imbarcazione Amerigo

Regione dell'Algarve, Portogallo.
Regione dell'Algarve, Portogallo.

L’Imbarcazione Amerigo nasce in qualità di peschereccio nel 1975 a Vila Real de Santo António, in Algarve, Portogallo.

Il cantiere è l’Estaleiro de construção naval em madera, Empresa José de Nascimento Gomes e Filhos, Lda, maestri d’ascia dal 1957 (l’attività cessa nel 1989), di grande fama ed indubbio talento.

Non è dato sapere molto delle sue origini, tranne che fu probabilmente costruita su commissione, per la pesca a strascico. Il suo scafo è di costruzione eccezionalmente robusta, a carena dislocante, con grandi qualità marine e grande autonomia. È in grado di offrire comfort anche durante le navigazioni con tempo avverso, “cosicchè il navigare diventa l’attività principale e non un semplice intermezzo tra un ormeggio ed il successivo”. I materiali di grandissimo pregio e le sue finiture eccezionali ne fanno un’imbarcazione di grande valore, un punto d’arrivo per l’armatore appassionato.

Appartiene alla categoria dei trawler (termine anglosassone per peschereccio a strascico) ed in essa rappresenta l’eccellenza: l’elevatissimo dislocamento le conferisce la dolcezza di movimenti tipica di una vera nave; i motori, estremamente silenziosi, sono inoltre installati in una sala macchine insonorizzata; anche le eliche, installate con notevole clearance dello scafo, assicurano una propulsione silenziosa; gli stabilizzatori quasi annullano il rollìo tipico delle carene tonde, infine la costruzione massiccia in legno assicura un ulteriore isolamento termo-acustico e contribuisce allo smorzamento delle vibrazioni. È una vera piccola navetta per viaggiare comodamente dappertutto e con qualsiasi mare. Non sono solo gli aspetti tecnici a determinare il pregio dell’Amerigo, ma anche la sua bellezza. La sua eleganza è data dalle forme essenziali il cui unico decoro è il contrasto cromatico tra i legni verniciati e quelli pitturati. Anche lo stile degli arredi interni denota grande accuratezza nella realizzazione.

È un’imbarcazione fuori dal comune e lo sono altrettanto i destini che si intrecciano con la sua storia.

Verso la fine degli Anni ‘90 l’Amerigo viene sottoposta ad un restyling ed il riallestimento degli interni avviene su progetto dell’arch. Franco Anselmi Boretti. La realizzazione degli arredi e delle tappezzerie è ai massimi livelli. Anche gli impianti di bordo vengono riammodernati e l’armatore che li commissiona non bada a spese. La motorizzazione viene sostituita da due diesel Yanmar e la propulsione è affidata a due eliche a 5 pale in fibra di carbonio. Tutte le dotazioni sono di assoluta avanguardia per l’epoca (molte d’importazione perché non ancora disponibili sul mercato europeo), e lo standard di esecuzione è di altissimo livello.

Anche lo scafo viene modificato al suo interno. Come si comprenderà più avanti, l’armatore che commissiona il restyling, con la sua cura maniacale dei dettagli persegue uno scopo preciso.

Di seguito, nel riquadro, gli appassionati di nautica potranno trovare una dettagliata descrizione dell’allestimento menzionato.

Scheda dettagli allestimento Amerigo (1997 - 2003) Visualizza

Descrizione dell’imbarcazione

Scafo
  • Carena tonda, poppa tonda, fasciame del fondo e dei fianchi a corsi incollati
  • Coperta in teak verniciato con antisdrucciolo a rilevo in silice
  • Sovrastrutture in legno. Ponte superiore (flybridge) in teak
Sistema di bordo
Ponte inferiore (da prua verso poppa):
  • cabina armatoriale con bagno a prua
  • due cabine ospiti con letti gemelli
  • due bagni ospiti
  • sala motori
  • alloggio Comandante con bagno
Ponte di coperta:
  • plancia di comando
  • zona servizi cucina e lavanderia
  • salone
Ponte superiore:
  • plancia di comando
  • ponte prendisole attrezzato con gru idraulica per il varo del tender

Dotazioni e accessori

  • 2 radar
  • impianto ricetrasmittente satellitare fonia e dati
  • radio VHF e HF
  • tutta la strumentazione elettronica B&G con due autopilota, ripetuta anche su fly-bridge
  • ricevitore meteofax
  • intercom
  • comando manette e invertitori Microcommander in plancia, fly-bridge e poppa
  • aria condizionata
  • 2 dissalatori 32 l/h
  • gruppo ausiliario PANDA ca. 25 kVA
  • gru idraulica FASSI 30 q.li
  • servizi igienici Vacuflush + Tank Watch level monitor System
  • stabilizzatori KOOP Nautic
  • 2 capstan per il tonneggio a poppa
  • fuochi, forno, frigo, congelatore, microwave, lavapiatti, lavatrice, asciugabiancheria
Vista in pianta dell’Imbarcazione Amerigo
Vista in pianta dell’Imbarcazione Amerigo

Nel 2001, l’ex peschereccio Amerigo, totalmente trasformato, acquisisce nazionalità inglese. Per quanti anni, tra il ‘97 ed il 2003 abbia circumnavigato il Mediterraneo e battuto le coste nordafricane al preciso scopo di effettuare “consegne speciali”, non è dato sapere, ma senz’altro i vani capientissimi ricavati nella stiva erano stati studiati appositamente per questo scopo.

L’armatore, oltre ad essere un esperto di nautica e diporto aveva precise conoscenze militari e l’allestimento tattico dell’Amerigo gli permetteva di navigare nei mari africani anche con condizioni meteo avverse.

120 tonnellate d’imbarcazione erano supportate da motori d’eccezione in grado di garantire massime prestazioni a consumi ridottissimi (60 litri/ora) e le scorte di carburante, acqua e cibo permettevano fino a 2 mesi di navigazione in perfetta autonomia.

Fino al 2002 il sontuoso yacht poteva attraccare indisturbato in tutti i porti d’Italia e gestire i suoi affari in totale sicurezza, poi qualcosa va storto.

Un ostinato gruppo di uomini del “GOA”, attraverso un estenuante incrocio di intercettazioni telefoniche, individua la voce di un “distinto personaggio dall’accento tedesco, che parla un misto di inglese, spagnolo ed italiano” e collega inequivocabilmente l’Amerigo ad un gruppo di narcotrafficanti.

Porto di Sanremo
Porto di Sanremo

Dopo alcuni mesi, grazie ad intercettazioni in tutte le cabine del porto di Sanremo (in contemporanea ad appostamenti in più punti strategici) “gli uomini, osservando tutti quelli che chiamano dal lungomare... lo beccano! Sportivissimo, abbronzato... dopo la telefonata il tipo se ne torna a bordo di Amerigo, uno yacht da sogno battente bandiera britannica, tutto in tek, finiture in ottone, tender in coperta, tre GPS, radar, radiogoniometri. Via e-mail i colleghi di Sanremo ci mandano le foto e adesso che lo yacht è individuato mandiamo a Sanremo tre dei nostri. Quando il “Doktor” salpa, diretto prima in Francia e poi in Spagna, i piloti dell’ATR fanno in tempo a partire da Pratica di Mare e a fotografare ‘l’obiettivo’, così in futuro potranno riconoscerlo.”

Da quel giorno le rotte dell’Amerigo vengono monitorate dal comando operativo aero-navale. In collaborazione con la Spagna, le intercettazioni consentono di tracciare vari percorsi interessanti, ma la svolta deriva da una segnalazione, quasi alla fine del 2003, che colloca l’Amerigo a Nador, in Marocco, “dove con certezza caricherà non meno di una tonnellata di Hashish (oltre ad un misterioso ‘regalo speciale’)”. Convinti di riuscire ad intercettare la consegna, il 14 dicembre 2003 i finanzieri si appostano al largo delle Baleari.

La laguna di Bou Areg che ospita il porto di Nador
La laguna di Bou Areg che ospita il porto di Nador

Il 16 dicembre l’Amerigo sparisce dai radar (l’aveva fatto anche in precedenza, sempre con mare agitato, perché, in quella condizione, la guardia costiera non dispone di mezzi adatti all’inseguimento). Delusi, gli uomini della squadra stanno per desistere, ma il 17 dicembre l’Amerigo viene nuovamente agganciato dall’ATR con la prua rivolta verso le Bocche di Bonifacio.

“Si allerta la sezione operativa navale di Alghero: a bordo di un V-5000 e di un Classe Meattini ci sono gli uomini del ROAN e del GOA, impazienti di andare all’abbordaggio. L’obiettivo viene seguito per quasi 13 ore dalle sofisticatissime apparecchiature dell’ATR i cui instancabili piloti sono più che mai determinati a prenderla, quella maledetta barca. Alle 05.00 del 18 dicembre 2003 i piloti comunicano che l’Amerigo è in acque territoriali italiane. Accorgendosi, dal radar, della vedetta veloce che lo punta, lo skipper dell’Amerigo gira la prua verso la Corsica e tenta di uscire dal mare territoriale, ma non riesce. La perquisizione a bordo comincia quando lo yacht arriva a Porto Torres dove una piccola folla di curiosi si è radunata per assistere a quella insolita regata: mezzi navali della guardia di finanza, aerei in quota, elicotteri a volo radente. La droga viene fuori quasi subito, dai gavoni del tender, issato con la piccola gru di bordo: 1000 chili in confezioni tutte della stessa misura”.

(Alcune citazioni sono tratte dal racconto di un militare dei corpi speciali.)

Il resto è scritto nelle cronache dei giornali dell’epoca. L’Amerigo viene sequestrata dall’Antimafia di Cagliari e tirata in secca in attesa di ulteriori disposizioni.

Per sei lunghi anni l’imbarcazione giace incustodita in un deposito di Porto Torres e sono anni di grave sofferenza. Subisce atti vandalici di ogni genere: sparisce buona parte degli arredi e tutti gli oggetti, qualunque cosa fosse asportabile (anche se di valore minimo), viene rubata, la siccità depreda i legnami del loro volume, le intemperie corrodono i metalli.

Marina di Porto Torres in Sardegna
Marina di Porto Torres in Sardegna

Nel 2009, dopo dilungamenti burocratici di ogni genere e tonnellate di pratiche evase e controfirmate, l’Amerigo può finalmente rivedere il mare.

Ma nessuno avrebbe immaginato che la qualità dei materiali fosse tale da permetterne il recupero. Dopo tanti anni di abbandono ed arsura, qualunque imbarcazione non avrebbe potuto far altro che sciogliersi, appena messa in acqua. All’Amerigo occorre un mese intero prima che il legno si richiuda completamente, ma il miracolo avviene, la barca sopravvive ed ottiene il permesso dalla capitaneria per essere trasferita all’isola di Sant’Antioco.

La legge italiana prevede che i beni sequestrati dall’Antimafia siano devoluti ad associazioni benefiche o di pubblica utilità e l’Amerigo viene assegnato a Don Ettore Cannavera: sacerdote, pedagogista, psicologo, cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu, a Cagliari, e responsabile della comunità La Collina di Serdiana, vicino al capoluogo sardo.

Tutti, in Sardegna, conoscono Don Ettore: una specie di San Francesco dei giorni nostri, amato da chiunque abbia la fortuna di incontrarlo, ammirato e stimato da chiunque ne conosca la storia e le opere.

Alla morte del padre impegnò la sua parte di eredità per fondare La Collina, una comunità in cui minorenni e giovani possano scontare la pena fuori dal carcere ed essere reinseriti nella società. Dal 1995 ad oggi Don Ettore mette a disposizione ogni suo avere (incluso il suo stipendio di insegnante di psicologia), per il mantenimento dei suoi “ragazzi” e purtroppo, l’aver ottenuto una sovvenzione statale sotto forma di "yacht" non gli sarebbe stato di alcuna utilità.

Don Ettore all’inaugurazione della biblioteca della comunità
Don Ettore all’inaugurazione della biblioteca della comunità

A Don Ettore occorreva denaro per costruire piccoli alloggi in cui ospitare i ragazzi “riabilitati”. Gli servivano “luoghi” in cui verificare la loro autonomia, lontani dalla rassicurante routine della comunità. I fondi dell’Amerigo sarebbero serviti a questo... E proprio questa fu la motivazione per cui Graziella decise di affrontare i sacrifici necessari ad acquistarla. Si trattava di una sfida piena di incognite, perché lo yacht appariva realmente provato, ma chi ha cuore e passione non è capace di freddi calcoli da ragioniere ed è sordo ai moniti della ragione.
Non solo occorreva salvare l’Amerigo, ma bisognava farlo rendendo giustizia alla dedizione e competenza dei maestri d’ascia che l’avevano creata in modo ineccepibile, nel rispetto di tutti i suoi materiali ed allestimenti originali.

Per chi ama il mare e vive in barca i materiali hanno un’anima e un’identità precisa che non va profanata... Ed è giusto dire che grazie allo sforzo di persone caparbie e capaci, l’Amerigo è stato reso a se stesso ed oggi può vivere un nuovo capitolo della sua storia.

Di seguito alcune immagini del recupero dell'imbarcazione, che mostrano ovviamente solo una piccola parte del lavoro svolto.